Archivi autore: Evelyn Reso

Valigetta nera

Angiola_Tremonti

di Angiola Tremonti

…Istanbul. Direzione Atatùrk Airport.
Ultima tappa del mio viaggio alla ricerca…
…mi estraneo dal contesto caotico della città più fantastica del mondo per pensare a questo.
Ritorno.
Cosa cercavo col mio viaggio?
Me stessa?
La pace?
La serenità?
La vendetta?
O qualcosa d’altro?
Valigia_Angiola_TremontiMentre il tassista si districa nel groviglio di ruote, fumo e lamiere che sembra coprire tutta la città rimango a pensare.
La valigetta nera continuo a tenerla stretta al petto, come fosse un bimbo da allattare.
Mi rassicura. Avrò portato con me quanto mi occorre, camicia da notte sì, spazzolino sì, pillola per dormire sì, un buon libro sì. Una penna per raccontarmi, sì.
Era questo che cercavo abbandonando la mia casa, la mia città, allontanandomi per un po’ dal mio lavoro per tornare in questo splendido, infinito, incantato Paese?
Quasi mai il cercatore conosce in anticipo tutto di ciò̀ che sta cercando. Non faccio eccezione. Cercavo una porta. Una porta per cambiare.
Una porta che si aprisse non su un nuovo mondo – ho smesso da tempo di sognare di contee e di territori fatati abitati da pacifici elfi eterei – ma su un’altra versione del nostro.
Più umana, magari.
Valigia_Angiola_TremontiMeno disastrata.
Meno faticosa.
Non una via di fuga – di fughe ne ho avuto abbastanza, l’ultima quella del mio amato “maritino” con la sua avvenente segretaria tutta tailleur, tacchi e spacchi vertiginosi – ma la soglia da cui muovere un nuovo primo passo.
L’ho trovata.
E, forse, ho trovato molto di più.
Tutto qui, proprio qui nella valigia nera che stringo al petto. Sultanhamet, sulla strada per l’aeroporto…
Ora il taxi giallo sfila agilmente sulle corsie più sgombre, superando i bus verdi e le nere limousine dei servizi privati.
Ripenso a me stessa quando sono arrivata, pochi giorni fa.
Lungo questa stessa strada, nella direzione opposta, sedeva sul taxi lanciato verso la città una donna stanca, spaventata che si stringeva al petto una valigetta nera preziosa più di un diamante. Tante storie di donne vere……. (continua).

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Un’azione nella cornice della mostra temporanea “Borse, trolley e valigie – Viaggio nella storia dei bagagli” (2021-2022)

 

La borsa da viaggio

di Francesco Bovolin

Comperata ad un’asta.

Si, molti anni fa, un’asta di oggetti smarriti delle Ferrovie dello Stato. Ci andammo per caso, per curiosità, ma quando vedemmo quella borsa fu subito scintilla.

Quante idee di fantasia, su quella borsa dallo strano aspetto arazzo/arabesco. Certo era una borsa da viaggio che probabilmente una signora, giovane o meno giovane, aveva perso in treno o in stazione, dimenticata, smarrita. Un romanzo.

E chissà cos’aveva contenuto.

La portammo a casa per qualche migliaio di lire ma, da allora, entrò nella mia fantasia di ragazzo e poi anche di adulto. Ogni volta che leggevo un libro di viaggi lei c’era. Il giro del mondo in ottanta giorni, Assassinio sull’Orient Express, Scompartimento n.6, I pirati della Malesia, La grande rapina al treno, Titanic, persino Dracula, in ogni libro, quando il romanzo si ambientava in uno scompartimento di un treno o nella cabina di una nave, la mia fantasia non mancava mai di inserirla tra i bagagli della scena.

Eccola qui:Bovolin_borsa_viaggio

Forse non avrà fatto tanta strada, forse avrà fatto due volte la Verona-Roma sui vecchi “rapidi”. Avrà visto Venezia? Avrà sentito l’odore delle locomotive? Non ha importanza. Con me ha viaggiato in tutto il mondo.

Ora la conservo, bene, tra i miei oggetti più cari.

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La mia valigia

di Noemi Prünster

Foto_Prünster_ValigiaSono una persona che fa le valigie proprio all’ultimo momento e porto spesso troppo con me perché voglio essere preparata al meglio per ogni situazione. Oppure semplicemente perché non riesco a decidere cosa portare con me. Per questo motivo, la mia valigia ne ha passate già tante, anche se non è ancora molto vecchia.

Io e la mia mamma abbiamo comprato questa valigia quando avevo 9 anni, prima del mio primo grande viaggio, che è stato in Grecia. Ero già piena di aspettative ancor prima di comprare questa valigia, ma quando poi l‘ho avuta in mano, la gioia è cresciuta ancora di più. Quando ho fatto la valigia per la prima volta, non poteva mancare uno dei miei piccoli cuscini.  E così è ancora. Se oggi viaggio da qualche parte con la mia valigia, devo sempre avere con me un cuscino. Naturalmente ci sono anche altre cose che devono essere messe in valigia ogni volta, ad esempio il mio make-up.

Foto_Prünster_Souvenir

 

Quando sono in vacanza, prendo sempre un souvenir per avere un ricordo dei posti in cui sono stata. Per esempio, ho comprato una collana in Grecia che ho ancora oggi.

Spero che la mia valigia rimanga con me per molti anni a venire in modo da poter collezionare altri meravigliosi ricordi con lei al mio fianco.

 

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Un viaggio raccontato dal punto di vista della mia valigia

di Sophia Nägele

Nägele_valigiaC’erano un tuono e un lampo, pensavo che stessimo per precipitare. Ho sentito la confusione delle voci umane. Poi è diventato tutto tranquillo, probabilmente eravamo atterrati. Il cancello si aprì e una luce splendeva verso di noi. Io e molte altre valigie siamo state gettate su un rimorchio, in modo non molto gentile. Un po’ più tardi, abbiamo attraversato un nastro trasportatore e ho sperato davvero di essere ritrovata dai miei proprietari. Fortunatamente, tutto andò bene e mi portarono a una macchina che ci accompagnò al nostro hotel.

Come al solito, sono stata disfatta e messa in un angolo. Essendo vicina alla finestra, potevo vedere il mare e le tante persone sulla spiaggia. L’hotel aveva anche una piscina, con un bar. Sono rimasta lì per tutta la vacanza a guardare la gente e la natura. Vedevo il tramonto ogni giorno, e quando la finestra era aperta, riuscivo a sentire quello che la gente diceva. Ma la cosa più bella era sentire il rumore delle onde. Specialmente di notte, quando tutti dormivano, si sentivano meglio.

A volte ho parlato anche con le altre valigie che erano nelle stanze d’albergo. O quando vedevo una valigia passare dalla finestra, la salutavo sempre. Non si sa mai dove ci si incontrerà di nuovo! E ’stata una vacanza tranquilla, ma anche molto bella. Alla fine, ero contenta che fossimo tornati a casa bene, e non vedevo l’ora di fare il prossimo viaggio.

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ESPERIENZA SPECIALE CON UNA VALIGIA

di Lisa Fleischmann

La mia valigia per me simbolizza il viaggiare, non solo viaggiare per vedere altri posti, ma viaggiare per raccontare, per imparare, per crescere, per vedere, per capire e per godere. Questa valigia mi ha accompagnata, tra tante cose, in tantissimi viaggi per l’Europa. Ho visitato tantissime città come Londra, Barcellona, Praga, Madrid, Parigi, Napoli, Milano, New York City; ma con questa valigia sono andata in vacanza anche in estate quindi – come me ha visto sia bellissime città in giro per il mondo, sia bellissimi altri posti come le spiagge della Basilicata, Valigia_Fleischmanndella Calabria, della Sardegna o della Toscana… Il viaggio più straordinario che ho fatto con questa valigia è quello a New York City. Per me questo viaggio è importante per due ragioni: primo perché tutti gli altri viaggi che avevo fatto erano stati in Europa, quindi questo è stato molto speciale perché a 16 anni ho avuto la possibilità di andare in America con la mia famiglia per la prima volta nella mia vita. L’altra ragione è che questo è stato l’ultimo viaggio prima della pandemia. Siamo partiti in febbraio del 2020, quando si sentiva solo parlare del virus. Poi piano piano è arrivato anche in Italia. Siamo ritornati una settimana prima che le scuole chiudessero e, se fossimo arrivati una settimana più tardi, non saremmo potuti nemmeno atterrare in Italia, perché gli aeroporti avevano chiuso. Questo viaggio è importante anche perché quella città mi ha rubato il cuore e vorrei tornare lì molte altre volte e vorrei anche che questa valigia mi accompagnasse. La valigia fa con me delle esperienze e protegge le cose che hanno un valore. Quando preparo il mio bagaglio sono il tipo di persona che porta troppo. Preparo degli “outfit” per quasi ogni giorno – spesso è troppo e non riesco a prendere con me tutto, ma meglio portare di più che di meno :). Inoltre non sono il tipo di persona che prepara la valigia con settimane di anticipo – la preparo solo uno o due giorni prima e le ultime cose le metto prima di partire.

Questa valigia mi ha accompagnata in moltissimi posti e mi accompagnerà anche in futuro e spero di fare tantissimi altri viaggi e collegare ad essa altre esperienze, momenti ed impressioni.

Grazie per tutto questo, Lisa, 3TS1

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Conversazione

di Daniele Abate

Le due anziane signore ritrovatesi insieme dopo tanto tempo parlavano tra loro comode in un angolo.

«Hai fatto qualche viaggio quest’anno?»

«Macchè! Con questo covid…!»

«Eh sì. Anch’io sono stata sempre chiusa in casa. Non mi sono mossa.»

«Però gli anni scorsi ho fatto dei bei viaggi. Quando ero giovane sono stata a Londra.»

«E com’era?»

valigie«Mi aspettavo di meglio, mi è sembrata un centro commerciale a cielo aperto, e l’aria nella metro era veramente sporca.»

«Eh… qui abbiamo le montagne. Fino all’anno scorso andavo sempre nelle valli. D’inverno sulla neve, c’è un aria pulitissima.»

«Eh sì! Hai visto, anche quest’anno ha nevicato tanto. Anche quando sono stata in Olanda ha nevicato, lì mi è piaciuta molto di più dell’Inghilterra.»

«E cosa hai visto che ti è piaciuto?»

«Guarda, sono stata in un quartiere, di cui adesso non ricordo il nome, che sembrava di stare in una fiaba. Poco fuori dalla città c’è un sentiero che lo attraversa, ai lati ci sono delle villette a due piani con il tetto a punta, ognuna circondata da un laghetto dove galleggiano fiori di loto, e – non ci crederai – con un ponte levatoio per accedervi.»

«Ma dài! Avrei voluto vederlo, ma bòn, va bene così, anche qui, nella Terra di Mezzo ci sono scenari che mi ricordano quel romanzo di Tolkien… come si chiama…»

«Il Signore degli Anelli?»

«Brava. Proprio quello. Non sai quante volte l’ho portato con me in viaggio. Anch’io, quando ero giovane… Mi vedi, sono piccolina, non posso portare tante cose come fai te.»

«Ma l’importante è viaggiare. Anch’io ho i miei limiti sai? Non sono mai stata su una bicicletta, ai miei tempi non si usava, ma adesso sembra che sia più facile per i giovani, e poi ci sono queste biciclette elettriche, è meno faticoso e si arriva ovunque.»

«E in quali altri posti sei stata?»

«In Svizzera, Svezia, in Australia, in Germania…»

«Ah, e dove in Germania?»

«Ah! Tanti posti. Bonn, Köln, Karlsruhe, Passau, Berlino…»

«Bella Berlino, e anche Passau, al confine con l’Austria.»

«Si, il mio padrone andava a correre con la sua donna oltre il confine con l’Austria, e lì si fermavano a bere una radler e mangiare qualche dolce. Non mi ci ha mai portato, ma anche io non gliel’ho mai fatto capire che mi sarebbe piaciuto andarci. Una volta erano andati anche in Austria per la settimana bianca, ma mi ha lasciato a casa.»

«Voleva stare leggero eh?»

«Eh sì, e poi non ci restava per tanto tempo. Non gliene ho mai fatto una colpa.»

«A me è piaciuta molto la Scozia.»

«Ah, è lì dunque che hai preso questo soprabito con il motivo scozzese?»

«Sì. Ti piace? »

«Sì. Ti dona molto cara.»

«È un po’ impolverato, lo so, ma alla mia età non mi curo più tanto, e non pretendo neanche che il mio uomo ci faccia caso.»

«Oh, sei bellissima così. A me invece guarda, tutti questi tatuaggi… Almeno sono colorati.»

«Bèh, sei sempre stata la più grande, ne avete fatto uno per ogni luogo in cui siete andati?»

«Sì. Ma alla mia età, sono così rovinata. Mi fanno sentire buffa.»

«Ma si possono rimuovere?»

«Sì, ma non penso che li toglierà mai.»

Un giovane ragazzo accese la luce, afferrò entrambe le valigie e le portò nella sala da pranzo.

«Bene ragazze, pronte alla partenza? Lo so che una di voi si è sentita dimenticata nello stanzino e l’altra prigioniera in cantina, e che vi ho fatto aspettare, ma ora si riparte, siete contente?

Sì, l’ultimo lockdown era finalmente finito, e le due anziane signore erano molto contente di tornare a viaggiare, curiose di rivedere le vecchie amiche, e di incontrarne di nuove.

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La mia prima valigia

di Pierina Nori

matrimonio_pierina_fiorelloEra il 10 aprile 1947, il giorno del mio matrimonio. Era anche il giorno in cui avrei lasciato la casa dei miei genitori, per andare a vivere con mio marito. Nelle lettere che mi mandava, quando eravamo promessi, lui diceva che mi aveva preparato un “nido”.

Dopo la cerimonia, un piccolo rinfresco. Poi prendemmo un taxi, che ci portò alla stazione più vicina, quella di Vicenza: il nostro treno era quello per il Brennero, la fermata quella di Bolzano. Avevamo tre valigie, con dentro tutti i nostri averi, e la mia dote. Una valigia, riuscimmo a metterla nella rete di uno scompartimento, ma per noi e le altre due valigie non c’era posto: il treno era pieno di soldati, che tornavano in caserma dopo Pasqua. Noi due restammo in corridoio, con le valigie ai nostri piedi. Ci trovò lì il controllore e ci rimproverò, perché avevamo troppi bagagli: era tutto quello che avevamo.

Poi ci fu una brusca frenata, e la valigia sulla rete cadde sulle ginocchia della suora, seduta lì sotto, con un gran baccano: dentro era piena di mestoli e pentole, regalo di una mia cognata per la nuova casa.

Valigia_noriArrivati in stazione, mio marito diede le nostre valigie ad un facchino, che le caricò su un carretto, per poi sparire. Io ero molto preoccupata: avevo paura che non le portasse al giusto indirizzo! Ma mio marito mi disse di stare tranquilla. Aveva ragione: quando arrivammo all’appartamento, le valigie erano lì ad aspettarci. La casa sembrava una casa di bambole, rosa e azzurra: per me, un sogno diventato realtà.

Quello che avevamo all’epoca non era molto, dentro tre valigie. Ci sono stati sacrifici e duro lavoro, negli anni che abbiamo vissuto insieme. Ci sono state anche molte valigie, con il tempo più piene di quelle che avevamo portato a Bolzano: per andare a trovare i parenti, per passare le vacanze al mare, per fare persino dei viaggi all’estero!

Quando sono salita su quel treno, io e mio marito avevamo ben poco, ma è bastato per iniziare una lunga vita insieme. Cinquantasei anni. Cinquantasei anni felici, lo posso dire. E lo rifarei.

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Una valigia per Cefalonia

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di Lucia Tibaldo

“Ma…che ne diresti se quest’anno ce ne andassimo in vacanza a Cefalonia?”

“A Cefalonia?” Lucia ripete il nome dell’isola greca, prima incerta e poi, di nuovo, incredula. “Cefalonia!”

Nel suo tono di voce e nello sguardo che rivolge a Marco si confondono stupore, gioia, timore.

“Sì.” Semplice e diretto. “So che hai sempre desiderato visitare l’isola, è una parte della storia di tuo papà.”

Un papà che a Cefalonia non è mai arrivato, anche se avrebbe dovuto essere la sua destinazione: è rimasto a Bolzano, a fondere motori per i veicoli militari, cosa che sapeva fare meglio di tutti, mentre a Cefalonia si è consumato l’eccidio dei soldati italiani del 1943. Ci si prepara in fretta, da giramondo d’abitudine: due piccoli trolley per abiti e biancheria, uno zainetto per le cose da tenere a portata di mano e una borsa grigia dai profili rossi, il cui contenuto è fondamentale per poter passare in tranquillità il mese dedicato a Cefalonia.

Partono in treno, da Bolzano, e dopo alcune ore di viaggio, Marco e Lucia arrivano al porto di Ancona, per imbarcarsi sulla Hellenic Spirit, la nave traghetto di una grande compagnia greca, che li condurrà a Patrasso: da lì, dovranno prendere un traghetto per arrivare a Cefalonia. Dopo aver sbrigato le pratiche all’ufficio della compagnai, i due viaggiatori cercano e trovano una panchina: fermata obbligatoria e meritata, per fare uno spuntino e godersi l’aria di mare. A quel punto, non resta che trovare la nave e salire a bordo. La nave è già ancorata in porto, immensa e bellissima: lunga più di 200 metri e larga 26, può ospitare 1850 passeggeri nei suoi undici piani, divisi nelle loro cabine dotate di tutti i comfort, e quasi altrettante vetture trovano posto nel garage. Praticamente, un paesino galleggiante. A Marco e Lucia viene assegnata una cabina, ma la curiosità è troppa e l’esplorazione di un gioiello del genere è quasi un dovere: si affacciano nei grandi saloni soggiorno, dove la moquette attutisce i passi tra i divani; c’è l’imbarazzo della scelta, con due bar e due ristoranti all’interno della nave, e un altro bar sul ponte, vicino alla piscina. La sirena ulula e la nave salpa. Nonostante la mole imponente, la Hellenic Spirit viaggia veloce sul mare increspato e stare sul ponte è divertente; fa però davvero freddo, con tutto quel vento. I due viaggiatori si spostano all’interno e si accomodano in un salone tappezzato d’azzurro, da dove si può godere della vista grazie ad una grande vetrata: acqua a perdita d’occhio.

“Ho un certo languorino. Ce ne torniamo in cabina a mangiare qualcosa?”

“Volentieri.”

“Ah, ma di acqua da bere ne abbiamo?”

“Sì, certamente, dentro la borsa grigia c’è la bottiglia.”

“Dov’è la borsa?”

“La borsa!!”

Panico: la borsa grigia non c’è. Le ricerche senza risultato portano i due viaggiatori fino alla reception, ma non c’è niente da fare: la borsa grigia è dispersa. Ripensando ai loro spostamenti, arrivano alla conclusione che, nello stupore per la nave attraccata, la borsa grigia è stata dimenticata sul molo ad Ancona. Niente bottiglietta d’acqua, ma non solo: niente pinne, maschere e boccagli per fare snorkeling, niente ciabattine per camminare sugli scogli, niente mollette e filo per il bucato (insomma, in un mese di viaggio, i panni si devono lavare) e poi, niente libri, niente plico di settimane enigmistiche (raccolte con perizia per il viaggio), niente giacca a vento (regalo fatto da Marco a Lucia) e niente quotidiano Alto Adige di quel giorno, 15 settembre. Ma ormai sono in mezzo al mare, e di certo la Hellenic Spirit non farà dietrofront per la loro perduta borsa grigia. Passato il primo momento di sgomento, i due decidono di non lasciarsi scoraggiare da questo incidente: a tutto c’è rimedio. E così, arrivati a Patrasso, comprano nuove pinne e nuova giacca a vento e recuperano anche un paio di libri da leggere. Il mese vola, alla scoperta dell’isola greca: una storia antica che ha lasciato tracce ancora visibili, gente simpatica, panorami mozzafiato e nuotate indimenticabili in un mare profumato. Visitano anche, come in pellegrinaggio, i luoghi dove i soldati nazisti hanno trucidato quelli italiani, meno fortunati del papà di Lucia.

Arriva naturalmente anche il 15 ottobre e il mese di Cefalonia è al termine. Il giorno della partenza, con le lacrime agli occhi, Lucia e Marco salgono sul traghetto che li porta a Patrasso e, da lì, sulla nave per Ancona – che è proprio la Hellenic Spirit. Arrivati al porto italiano, Marco si sente ottimista: vuole andare all’ufficio della compagnia, per chiedere notizie della borsa grigia.

“Avete lasciato qui una borsa un mese fa?” L’impiegato si fa delle grasse risate, ma lo indirizza alla Polizia portuale.

“Un mese fa?” Se la ride anche il poliziotto. “Comunque, andiamo di sopra all’ufficio oggetti smarriti.” E solerte, lo accompagna.

L’impiegato agli oggetti smarriti ride molto di meno quando risponde. “Sì, sì, l’abbiamo trovata! Abbiamo anche chiamato gli artificieri… adesso però non è più qui: l’abbiamo inviata all’ufficio oggetti smarriti di Ancona!”

Marco e Lucia devono partire ancora una volta senza la borsa grigia, verso casa, dove però la perduta li raggiunge dopo un paio di giorni, per posta. La borsa viene aperta, con un po’ di batticuore: cosa sarà rimasto del suo contenuto, dopo un mese? Quasi tutto, in effetti. Manca però qualcosa: il filo per stendere il bucato e l’Alto Adige del 15 settembre.

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Il viaggio di mia madre dall’emigrazione all’immigrazione

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di Luisa Giacometti

Mia madre, Noemi Giacometti (Favrin) nata il 24 settembre 1917 e morta il 6 marzo 1998, ha vissuto due grandi trasferimenti nella sua vita. Nata a Loria, in provincia di Treviso, si è trasferita a Borgo Valsugana, in provincia di Trento, all’età di 20 anni.  La famiglia, composta da 9 persone, si era spostata per motivi economici.  Anche se erano andati a vivere nella stessa nazione, la nuova regione in cui si trovavano aveva una cultura e una lingua diverse (seppur con qualche somiglianza). Si sono dovuti perciò adattare ad un nuovo ambiente, lontano da amici e familiari, e costruirsi una nuova vita.  Non si sono arresi e sono stati in grado di riprendere il filo delle loro esistenze da dove lo avevano lasciato.

Mia madre conobbe mio padre Valerio Giacometti a 35 anni, durante una riunione di famiglia.  Aveva avuto in precedenza alcune opportunità di sposarsi, ma non erano andate a buon fine.   All’epoca, una zitella era la babysitter dei suoi nipoti e agli ordini dei suoi fratelli.  Mio padre era in visita dal Canada e durante le poche settimane in Italia lì trovò in mia madre la compagna di vita che cercava. Mia madre, che aveva sempre desiderato una propria famiglia, accettò la sua proposta.

foto_giacomettiLa decisione fu presa e lei si preparò per il viaggio che l’aspettava, verso un nuovo paese.   Andò a Roma a prendere i documenti e lasciò tutto ciò che le era abituale, la famiglia e gli amici per una nuova avventura. Mise i suoi effetti personali nel baule da viaggio e salì sulla nave nel novembre del 1952.  La traversata fu penosa perché soffrì di mal di mare per tutto il tempo.

Alla fine arrivò ad Halifax e si diresse a Toronto in treno.  Ricordo che mi raccontava del suo viaggio in treno attraverso il Canada e di come il paese l´avesse colpita per la sua vastità e per i suoi paesaggi mutevoli. I miei genitori si sposarono il 13 dicembre 1952 e io nacqui nel gennaio 1954. Purtroppo, dopo 6 anni di matrimonio, mio padre morì per una malattia e mia madre rimase con me, una bambina di 5 anni, in un paese straniero senza famiglia e con i pochi amici che si era fatta nel corso degli anni.   Mia madre era però una donna forte e determinata ed è stata capace di costruire una vita significativa per entrambe nonostante le difficoltà incontrate.

Ho ancora il baule che mia madre ha portato in Canada e lo guardo spesso. Quel baule conteneva non solo i suoi beni più preziosi, ma anche i suoi sogni e le sue speranze.  Sogni per una vita migliore e la speranza per un futuro che le avrebbe dato la famiglia che aveva sempre desiderato e la possibilità di diventare la persona che poteva essere.

baule_giacometti_2Il baule ha ammaccature e graffi che ricordano molto il viaggio di vita di una persona.  Tuttavia, rimane ancora robusto e in grado di continuare il viaggio in un altro luogo, se necessario.   Ogni volta che lo apro, i ricordi e le aspirazioni di mia madre vengono fuori insieme alle storie che mi raccontava su ciò che aveva accuratamente impacchettato lì dentro.

Il baule rimane per me un oggetto di valore che rappresenta i ricordi di mia madre e la sua ferma certezza che le cose si sarebbero risolte per il meglio, indipendentemente dagli ostacoli che avrebbe potuto incontrare un paese straniero.

 

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La mia valigia – Ricordi di una bimba felice

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di Ilia Adriana Gianella

Ma dove abbiamo messo la valigia lo scorso anno? Forza bambini, cerchiamola tutti insieme!

Queste le parole che ogni anno il mio caro papà ci diceva, quando, a inizio settembre era ora di fare i preparativi per la nostra vacanza presso i nonni in un paesino nella provincia di Rovigo.

La gioia di preparare le nostre piccole cose e il desiderio del viaggio ci rendeva euforici, e così la nostra vacanza iniziava già qualche giorno prima.

Ecco, arrivava il giorno della partenza, vestitini puliti, lavati e pettinati e pronti per la nostra grande avventura, perché era proprio così che la sentivamo e il nostro cuore cantava.

Naturalmente in quel periodo quasi tutti viaggiavano in treno e noi non eravamo da meno.

Pertanto autobus fino alla stazione, treno fino a Verona, poi cambio e altro treno fino a Rovigo e per finire autobus per arrivare nel piccolo paese dei nonni.

Ma tutto questo era accettato e goduto fino in fondo grazie alla nostra infantile incoscienza, forse un po’ meno dai nostri genitori (cosa ne dite?).

La cosa più bella però era poter mangiare, sul piccolo tavolino del treno, i panini col salame, che mamma aveva preparato prima di partire, e l’aranciata. Per noi erano una delizia ed era come andare a fare un picnic (allora non erano molto frequenti….)

L’arrivo presso la casa dei nonni per noi bambini era sempre una grande gioia, perché finalmente ci sentivamo liberi di correre nei campi, di mangiare l’uva già matura direttamente dalla vigna, di tuffarci nel letto di foglie di mais che il nonno raccoglieva in un angolo del campo.

Inoltre il poter vedere gli animali – galline, tacchini, oche e qualche volta anche maialini – per noi era tutta un’avventura! Seguire la nonna che andava ogni giorno nel pollaio a raccogliere le uova e giocare con i cuginetti visti l’anno prima era sempre bellissimo.

Tuttavia questi giorni, che per noi parevano infiniti e luminosi, purtroppo, passavano in fretta e il ritorno a casa aveva un sapore alquanto malinconico. Ma fortunatamente la nostra valigia era sempre piena di cose buone in grado di tirarci su il morale, come la focaccia della nonna, le uova fresche e tanto altro.

Se ripenso oggi a quei profumi e a quei sapori, sembra che non sia passato un solo giorno, da quei viaggi.

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