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Il fantasioso plastico di una maestosa leggenda

Buongiorno followers…

Oggi, desideriamo presentarvi una simpatica novità! Per chi ha visitato il

nostro museo si tratterà di un “gradito rimembrar dell’avvenuta visita”, per chi, invece, non l’ha ancora visto, ecco a voi il fantasioso modellino, di una minuscola parte interna, dello storico “Grand Hotel Carezza”.  Una struttura che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia internazionale del turismo durante la Belle Epoque, in area alpina, edificato ai piedi del Catinaccio e del Latemar. Con le sue 350 camere, per un totale di 500 posti letto e pregiati arredi, ha firmato un’epoca con la sua incantevole maestosità ed i suoi ospiti illustri, tra i quali, ricordiamo: W. Churchill, l’imperatrice d’Austria Sissi ed Agatha Christie. Un delizioso modellino che incuriosisce adulti e bambini, grazie anche al simpatico ascensore perfettamente funzionante e che attenderà ciascuno di voi, alla nostra prossima apertura, per essere riattivato dalla pausa invernale. Ricordiamo a tutti i visitatori che il nostro museo dispone, nel medesimo locale, di una deliziosa riproduzione in scala del Grand Hotel, con relative figure professionali di rappresentanza turistico-alberghiera.

Vi postiamo, con piacere, anche le foto ingrandite di alcune delle graziose stanze del plastico in oggetto che tanto piacciono ai nostri piccoli visitatori..

In attesa di rivedervi o di conoscervi (per chi ci visiterà per la prima volta) all’imminente apertura stagionale 2019…vi stuzzichiamo la curiosità, proponendovi un pezzo estroso di un’indimenticabile Hotel, divenuto “leggenda” del settore alberghiero.

…Vi aspettiamo numerosi dal 1. Aprile 2019…

 

Sandra Soffiatti

150 anni ferrovia del Brennero

Niente bande musicali, niente discorsi altisonanti né botti, l’inaugurazione della ferrovia del Brennero avvenne il 24 agosto 1867 senza alcuna cerimonio solenne: nel giugno di quell’anno era stato fucilato in Messico l’imperatore Massimiliano, fratello di Francesco Giuseppe e tutta l’Austria partecipava al lutto della corte. Dell’apertura della ferrovia del Brennero dava notizia solo una succinta inserzione nei giornali a cura della società ferroviaria.

200 morti per 125 chilometri

Nella costruzione della ferrovia trovarono impiego 20.600 operai, di cui ben 14.000 provenienti dall’Italia. Vivevano in baracche costruite lungo il tracciato. Il lavoro al quanto pesante, l’alimentazione precaria e le misure di sicurezza quasi inesistenti. Si calcola che i caduti sul lavoro per la ferrovia del Brennero siano stati circa duecento, ma non vi sono statistiche precise.

Due tornanti come attrazione

Nella costruzione della ferrovia del Brennero si rinunciò sempre, quando ciò appariva possibile, all’uso di costosi muri di contenimento e viadotti. Con appena ventidue gallerie e dieci ponti essa costò la metà della ferrovia del Semmering. Per superare i notevoli dislivelli si introdussero nei tratti più ripidi, sia a nord che a sud, due lunghi tornanti. Quello in tunnel a St. Jodok e l’altro nella val di Fleres furono salutati come veri e propri prodigi della tecnica.

Un piacere pagato a caro prezzo

Grazie ai tempi più brevi, il viaggio in treno risultava infine meno costoso di quello con la carrozza a cavalli. Tuttavia il piacere di un viaggio in treno era un privilegio soltanto per i ricchi. Una corsa semplice da Innsbruck a Bolzano costava cinque fiorini, pari alla paga settimanale di un operaio.

La bevanda bio “Navets Rouges” come tributo a 700xMerano

Il Touriseum 7 mesi fa ha chiesto una collaborazione alla scuola „C.Ritz“ per la manifestazione dei 700 anni per Merano, con il compito di inventare una bevanda terapeutica.

Quindi abbiamo accettato la sfida, abbiamo deciso di fare una bevanda terapeutica, biologica, con prodotti del territorio e senza l’uso di macchinari, estraendo le proprietà tramite infusione a caldo.

Noi studenti dell’IV anno del settore sala e vendita abbiamo deciso di partecipare al progetto con l’aiuto del Maître Signore Donato Diana.
 Prima di arrivare a questo risultato abbiamo fatto molti esperimenti per trovare la giusta combinazione degli elementi, prima di usare la barbabietola rossa abbiamo provato a fare un infuso usando i fiori, ma il risultato non era andato a buon fine e dato che volevamo fare una bevanda naturale e innovativa ci serviva un prodotto con un colore che colpisse a prima vista. 
Il risultato ci ha ripagato di lavoro svolto e siamo stati molto contrenti ed entusiasti di presentarlo Il 06/05/17 in piazza arena durante la inaugurazione della mostra del Touriseum „11 cose che avresti vissuto se fossi stato qui prima“.

Elena Camin, alunna della 4. classe – Scuola Alberghiera Ritz Merano

 

Il WC in viaggio

Se il viaggio è il momento in cui si tenta di lasciarsi alle spalle gli aspetti più sgradevoli della quotidianità, il rapporto con il WC è l’unica cosa a cui non possiamo sottrarci neppure per brevi periodi. Come la stessa arte di viaggiare, anche il “pensatoio” ha subito radicali trasformazioni nel corso dei secoli.

bild03Fu inizialmente la cosiddetta “sedia comoda”, o semplicemente “comoda”, a dare un tocco di comfort all’espletazione dei bisogni della nobiltà Settecentesca. Alcuni esemplari erano richiudibili e trasportabili e consentivano ai nobili viaggiatori di ritrovare il consueto lusso anche durante il tragitto. La reale funzione di questo pezzo di mobilio era spesso discretamente mascherata da forme stravaganti. Quello che non si poteva mascherare era l’odore che emanava dalle comode, cui si tentava di porre rimedio riempiendo i vasi di acqua.

All’inizio dell’Ottocento, quando già il comfort della luce elettrica in tutte le camere e nelle sale da fumo e da ballo, nonché la presenza dell’ascensore erano dotazioni standard dei maggiori alberghi, i Grand Hotel cominciarono ad apparire bild01le prime toilette ai piani. Avere un bagno privato in camera non era ancora considerato una necessità. Ospiti illustri dell’Hotel Lago di Carezza, come Arthur Schnitzler o Agatha Christie, hanno utilizzato lo stesso bagno almeno fino agli anni Venti del Novecento. Un albergo particolarmente all’avanguardia fu il Grand Hotel Penegal, sulla Mendola, che offriva agli ospiti delle sue 200 camere un bagno privato già prima del 1910.

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Grande protagonista della quotidianità del viaggio fu per molto tempo il vaso da notte. Quando gli alberghi erano ancora scarsamente dotati di impianti igienici, gli ospiti provvedevano ai loro bisogni in queste ciotole, che venivano collocate nel comodino e svuotate la mattina successiva dal personale dell’albergo.

Lo stato delle toilette in molti piccoli hotel altoatesini è rimasto a lungo inalterato. Nel 1972 l’amministrazione provinciale emanò una legge specifica per sostenere la costruzione di impianti sanitari e il raggiungimento di nuovi standard di comodità fu sostenuto nel 1978 dalla campagna pubblicitaria “Südtirol – fließend Deutsch und warmes Wasser” (“Alto Adige – abbiamo acqua corrente e parliamo correntemente 4098340il tedesco”). Con l’introduzione della classificazione delle strutture ricettive negli anni Ottanta, la presenza del bagno in camera fu assunta come importante criterio di valutazione e in breve divenne uno standard.

Evelyn Reso

Nient’altro che uva

Il tempo dell’uva è cominciato. A Merano il consumo d’uva ha una lunga storia turistica.

trinkkurwandelhallemeranunapodzimpdf„La cura dell’uva fa bene a chi soffre di stitichezza, di irregolarità biliari, di congestioni del fegato e della milza, di pletora del basso ventre o nei casi di dolori agli occhi e agli orecchi, di emottisi o di ostruzione mucosa…“*

L’assunzione del prodotto iniziava già di primo mattino, accompagnata da moderato movimento. La dose giornaliera doveva poi essere aumentata progressivamente fino a tre chili, preferibilmente evitando di consumare altri pasti.s25c-416082911130-2

„Si comincia con un grappolo, succhiando il succo degli acini senza ingerire troppa aria ed eliminando per quanto possibile buccia e semi“.*

Lungo le passeggiate venivano consegnati all’ospite dei sacchetti di carta con l’esortazione a non sputare i resti delle bucce d’uva per terra.

Inizialmente (1838) la cura consisteva nel mangiare acini di uva bianca direttamente nei campi; successivamente si impose grazie alla sottigliezza della sua buccia l’uva Schiava nobile, la quale a partire dall’anno 1851 veniva distribuita nel nuovo „Casino di Cura“ /Cursaal. “

*Guida di Merano 1837

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…Una giornata al Touriseum e al Giardino botanico….

interviste

In una bella giornata di sole, abbiamo incontrato ed intervistato due insegnanti della scuola media: „Filzi“ di Laives, in merito alla loro visita al giardino botanico e al Touriseum.
Una professoressa aveva giá visitato in precedenza il parco naturale, a primavera, nel periodo della fioritura, riferendoci il proprio apprezzamento per quanto visto….
La seconda docente, invece, in quanto trasferita da poco nella nostra regione, ha colto l´opportunitá di accompagnare una classe della propria scuola per conoscere le nostre bellezze botaniche e museali….
I media, radio e il „passaparola“ dei colleghi, hanno „solletticato“ l´interesse ad organizzare un´escursione lungo i percorsi offerti dal Trauttmansdorff e dal Touriseum…
I ragazzi, in particolar modo, si sono divertiti, durante la visita al museo a sperimentare le innumerevoli attivitá interattive offerte, quali ad es.:  la finestra contenente una pistola da viaggio che spara all´apertura dell´antina; lo spettacolo a cartone intitolato „Come Andreas Hofer diventa un mito“; le foto stereoscopiche e la teca con il sorriso a comando.
Ci hanno riferito che lo staff e la guida di supporto alla gita si sono dimostrati molto disponibili, competenti, ben preparati e molto abili nel coinvolgere l´interesse, la curiositá e l´entusiasmo dei ragazzi…
Nel salutarci con „un´arrivederci“…per la soddisfazione… di quanto visto ed esplorato, ci viene ribadita la piacevole volontá di ritornare insieme a parenti ed amici…

Sandra e Alessia