Archivio mensile:28 dicembre 2021

Una valigia triste

Valigia_Lodi

di Laura Lodi

Il mio bagaglio oggi è un trolley, ma nel luglio del 1969, quando l’uomo andò sulla luna, era un baule e una valigia di cartone.

La nave Galileo Galilei salpava il 19 luglio da Sydney per arrivare a Genova il 23 Agosto. Avevo vent’anni e viaggiavo da sola.

Da allora, un susseguirsi di borse, borsoni, sacche, valige su… bus, treni, auto, barche, aerei. Ricordo un borsone acquistato alla Rinascente di Torino, dove vivevo, coloratissimo, made in India, di cotone imbottito, enorme e scomodissimo ma io, ostinata, continuavo ad usarlo perché ne adoravo i colori.  Lo usavo soprattutto per i viaggi in macchina, quando si andava in campeggio in Francia. Eravamo in tre: io, Lui e nostro figlio.

Per la gioia di mio marito, i manici decisero la sua fine.

Prima dei miei trent’anni feci una vacanza in barca a vela. Erano solo borse anonime, da palestra, quelle che usavo: da Porto San Maurizio in provincia di Imperia alle isole Porquerolles in diverse tappe, eravamo due coppie e una ragazzina con il suo babbo.

All’isola di Ponza, invece, (era la prima volta che facevo campeggio) dovevo raggiungere gli altri e da Anzio, sopra un aliscafo, viaggiavo con una valigiona azzurra dove avevo riposto anche le lenzuola da usare sopra il doppio materassino gonfiabile. Si faceva campeggio libero, la tenda a casetta era ampia e la valigiona ci stava.

Tutti a ridere naturalmente. Gli altri avevano sacchi a pelo e zaini.  Ricordo che ci stavo proprio bene fra le mie lenzuola.  Si affittava un barcone durante il giorno per approdare nelle diverse cale e spiaggette e verso le 17.30 si andava tutti da Mamma Ortensia per la consueta cena anticipata.
L’appetito e il buon vino ci riempivano di gioia e mentre Mamma Ortensia serviva la cena agli affittuari della sua pensione, noi ci accomodavamo sul terrazzo contemplando un indimenticabile tramonto. Eravamo in 14. Quando penso alla valigia azzurra tutti quei ricordi si concentrano in un sorriso gioioso.

In Australia ci sono tornata più volte, in aereo naturalmente.  Uno di questi viaggi è stato un trasferimento durato nove anni. Due miei fratelli e due nipotine vivono lì.
Durante la mia permanenza a Wollongong acquistai due valige di diverse misure da David Jones: la loro peculiarità era che avevano la scritta “Australia”.
Oggi non le ho più, ma una delle due è tornata a casa, si fa per dire, perché l’ho data a una coppia di miei amici che erano venuti a trovarmi a Bolzano, dove vivo ora.   Qualche anno fa ho acquistato un trolley nel negozio della Mandarina Duck a Bolzano.   E’ il trolley che ho ancora adesso e che ho usato negli ultimi anni. Mi ha accompagnata a Praga con il Flix bus, ad Assisi, a Gubbio, a Urbino, a La Verna con l’auto.  In treno l’ho portata con me per andare a Ferrara, Torino, Andora.  Era con me sull’aereo per Catania…e anche per l’ultimo viaggio in Australia, avvenuto  quattro anni fa.

Oggi il mio trolley è un po’ perso e spaesato, non riesco a fargli capire che tutto il mondo è bloccato e che dobbiamo avere pazienza. Spero tanto che la tristezza che mi trasmette il mio Trolley svanisca e possa riprendere ad accompagnarmi nei prossimi viaggi e che possa rifiorire come le rose…fingers crossed.

Ogni settimana una nuova “storia di valigie”!

Seguite il nostro podcast!

Un’azione nella cornice della mostra temporanea “Borse, trolley e valigie – Viaggio nella storia dei bagagli” (2021-2022)

Fare la valigia… prima di Internet e prima dell’Unione Europea

di Alberto Stenico

Ogni partenza è sempre un misto di gioia, ma anche di timori. Dentro di te c’è una forza che ti sospinge a voler scoprire il nuovo e a staccarti dalla realtà quotidiana, dall’altra un sottile filo di paura per l’ignoto e l’imprevisto.  Facendo la mia valigia io sono sempre stato preso intensamente questi due sentimenti e li ho trasformati in oggetti-simbolo di sicurezza da riporre con una certa logica nella valigia.

Prima di tutto, lo strumento per potermi orientare nel luogo di destinazione: la guida di viaggio e naturalmente quelle del Touring Club Italiano. Rosse o verdi, ben rilegate in cartone plastificato, fettucce di seta come segnalibri, come il breviario dei preti. Dettagliate nelle descrizioni, ma concentrate sul patrimonio del passato e poco o nulla sulla realtà contemporanea dei luoghi. La guida era stata sfogliata molte volte prima di decidere la partenza per il nuovo viaggio e prendeva il suo bel posto in valigia.

La curiosità ed il timore convivevano anche sul tema delle lingue straniere: capirò cosa c’è scritto e cosa mi dicono, saprò interloquire? Ecco quindi per i viaggi all’estero, i mini vocabolari dall’Italiano, al……..e viceversa, da portare con sé, anche se venivano poi scarsamente utilizzati in quanto non adatti a conversazioni rapide, ma anche perché non c’è quasi nessun posto al mondo dove non si trovi qualche italiano emigrato o discendente da famiglia italiana che per caso fa il cameriere o lavora in un hotel.

Sì, bello partire, ma se mi ammalo? Ah ecco che in valigia non può mancare, oltre la borsetta dei medicinali di emergenza, anche la dichiarazione della Cassa Malati, con la reciprocità nei casi di assistenza con il Paese visitato.

Viaggiando in macchina è obbligatorio ovviamente il “Foglio Verde” che estende l’assicurazione italiana anche all’estero. Senza di questo a Brennero ti fermano e torni a casa.

Passaporti e visti ben conservati perché di importanza vitale per ogni viaggiatore. La carta di identità non è sufficiente. E coi soldi come facciamo? Le carte di credito sono ancora poco diffuse e non vengono accettate dovunque; sono ancora un oggetto un po’ esotico. Quindi denaro contante distribuito sapientemente tra gli effetti personali in valigia e portato sul corpo nelle forme nei modi che ognuno può sbizzarrirsi ad immaginare.

Si, ma quale tipo di valuta? Meglio Dollari? Meglio Marchi? Ma se passiamo per l’Austria non è meglio avere anche un po’ di Scellini? Risultato di ogni ritorno dal viaggio sono quantità straordinarie di monetine, inservibili, ma conservate in casa come testimoni tintinnati di lungo viaggio fatto.

Oddio, e per telefonare? Non dimenticare a casa l’agendina con tutti i numeri telefonici importanti, prefissi locali ed internazionali e poi soprattutto, come si telefona dall’estero? I gettoni, le monete, i pulsanti da premere. Quante monete sprecate per la nostra imperizia di neofiti del nuovo Paese visitato! Non dimentichiamo, mi raccomando il Walkman con un po’ di cassette con le musiche preferite e la macchina fotografica con un po’ di rullini e la sveglia da viaggio.

Davanti alla valigia aperta sul letto, la domanda finale è poi sempre quella: farà caldo, farà freddo, pioverà dobbiamo anche avere qualcosa di elegante perché…non si sa mai!

Ecco la valigia è ormai quasi piena di oggetti utili, ma collocati nell’era dell’archeologia del Turismo.

Molte delle funzioni di quegli oggetti sono rese inutili dalla unificazione europea, la moneta unica e dal conseguente superamento di molti confini, ma soprattutto stanno ora incredibilmente dentro il nostro Smartphone. Li dentro c’è il denaro, la guida, l’elenco telefonico, le previsioni del tempo, la macchina fotografica, la sveglia, la musica. Tutto nel telefonino, ma adesso sì deve dire: in viaggio, chi dimentica o smarrisce il telefonino è perduto!

Gioie e dolori del progresso tecnologico!

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