Nolente o dolente

di Gabriella Venezia

La valigia era pronta. Io invece no. Ero vestito, ma nella mia mente stavo male. Mi chiedevo chi me l’avesse fatto fare. Mesi prima la donna della mia vita mi aveva proposto di fare un viaggio in Egitto. Dapprima ero rimasto sorpreso, ma poi come al suo solito era stata così persuasiva al punto da convincermi quasi subito. In seguito non ci avevo più pensato. Fino a quella mattina.

FotoGabriellaVeneziaA colazione non riuscivo proprio a mangiare. Lo stomaco era chiuso e avevo una leggera emicrania. “Io non parto, non sto molto bene”. Lei aveva continuato a sorseggiare il suo tè. Sapevo che stava riflettendo. Ponderava come rispondermi. Era sinceramente dispiaciuta che mi sentissi male. Aveva cercato di mettersi nei miei panni.

“Mi dispiace, capisco che tu non voglia più partire, ma almeno accompagnami all’aeroporto”. Mi aveva spiazzato. Ero sempre più disperato, mi sentivo tra l’incudine e il martello, tra il mio malessere e il suo benessere. Come potevo venirne fuori? Sacrificare me stesso o il nostro rapporto? Già, alla fine la posta in gioco era alta. Per noi era un viaggio importante, un anniversario a cifra tonda da celebrare in modo speciale.

Lei mi conosceva. Alla fine avevo deciso di assecondarla fino all’aeroporto e intanto di prendere tempo. In auto avevo caricato solo la sua valigia. “Scusa, carica anche la tua, magari durante il tragitto cambi idea”. Lei ci sperava sul serio. Io ero convinto del contrario.

In modo pacato e rassicurante mi aveva persuaso a seguirla con la valigia fino a Roma. Il biglietto era pagato, sarebbe stato un peccato non usarlo. Una volta arrivati a Fiumicino l’aeroporto era così grande e il volo fino al Cairo era in partenza dopo poco, che avevamo avuto solo il tempo di raggiungere il gate.

Io e la mia valigia l’avevamo seguita non solo fino al Cairo, da lì eravamo ripartiti dopo pochi giorni per Luxor, da dove sarebbe iniziata la nostra crociera sul Nilo fino ad Assuan. L’unico volo che ci eravamo risparmiati era stato quello ad Abu Simbel. Solo perché non c’era più posto. Per raggiungere uno dei siti archeologici più incredibili del mondo avevamo utilizzato un’auto privata. Ne era valsa la pena.

Io che ho paura di volare e che fino a pochi anni fa non avevo mai volato, in meno di 10 giorni ho preso 8 aerei. E se all’inizio del viaggio avrei voluto strozzare la mia dolce metà con tutte le mie forze, alla fine non ho potuto fare altro che ringraziarla. Anche lei però avrebbe voluto strozzare me quella mattina. Me lo confessò al rientro in Italia.

 

Ogni setttimana una nuova “storia di valigie”!

Seguite il nostro podcast!

Un’azione nella cornice della mostra temporanea “Borse, trolley e valigie – Viaggio nella storia dei bagagli” (2021)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *