PRIMA DI “UN PASSO DAL CIELO”

di Alda Picone

Nel 1970 Terrence Hill è probabile non sapesse neppure dell’esistenza del lago di Braies; allora, assieme a Bud Spencer, era impegnato in una serie di film, la maggior parte western, dove, ad ogni colpo di pistola che sparava cadevano morti o feriti in due. Io, invece, allora, ogni domenica da maggio a settembre, prima dell’alba ero già in viaggio con il mio ragazzo Luciano (direi fidanzato…) verso laghi e torrenti dove andare a pescare trote selvatiche e ruspanti.

picone_braiesLa meta più gettonata era Braies, sia lago che dintorni, non solo per la pescosità, ma soprattutto perché sia il lago che la valle offrono paesaggi, boschi, montagne da mozzafiato. Allora l’ora legale non c’era, non l’avevano ancora inventata, per cui per essere presto in pesca si doveva partire in piena notte. Si caricava la macchina, una Fiat 500 dell’amico Sergio, alle tre di notte e poi via verso la val Pusteria.

I bagagli consistevano in due zaini, di Sergio e di Luciano, le canne da pesca e la mia valigetta gialla, piccola ma sufficientemente capiente per contenere ciò che poteva servirmi sia che stessimo in giro un solo giorno o anche un intero weekend.

Ci mettevo dentro di tutto, ma soprattutto non potevano mancare caldi calzettoni di lana e maglione perché sono sempre stata freddolosa ed a Braies all’alba ed al tramonto le temperature non sono certo africane nemmeno ad agosto.

Durante il viaggio, mentre Sergio e Luciano davanti parlavano di pesci, fiumi, canne ed esche, io dormicchiavo rannicchiata in quel poco spazio che rimaneva dei posti posteriori del cinquino che dovevo dividere con gli zaini e la mia valigia gialla che era anche il mio cuscino….

Il viaggio durava quasi due ore……, salute del vecchio cinquino permettendo, ma non andava sempre liscia: una volta la marmitta si staccò, un’altra il carburatore non mandava più benzina e la macchina cominciò a singhiozzare, per fortuna Luciano se ne intendeva e questi problemi in qualche modo riusciva a risolverli.

Poi finalmente si arrivava: Braies all’alba è semplicemente da mozzafiato, è inutile perdere tempo in descrizioni perché non è possibile rendere l’idea. Bisogna andarci e vedere con i propri occhi, il luogo sembra magico… di una bellezza incredibile.

valigia_piconeVerso le dieci di mattina arrivavano i turisti e per noi trenta o quaranta persone intorno al lago sembravano eccessive; allora smettevamo di pescare i famelici salmerini alpini e scendevamo lungo il torrente, il verdeggiante rio Braies cercando di ingannare le trote fario dalla livrea bellissima ricca di macchiette nere e rosse sgargianti. Posti stupendi …il rio Stolla con le trote e i salmerini nascosti dietro i massi che rompevano la corrente della limpidissima acqua di ghiacciaio; poi le sorgenti Maite: tanti rivoli d’acqua purissima che sgorgavano dal terreno e creavano un percorso in mezzo ai larici ed agli abeti su sponde ricche di muschio fino a confluire nello Stolla.

Sono passati cinquant’anni, ma i bellissimi ricordi ci sono ancora: con Luciano, diventato mio marito, non abbiamo mai smesso di frequentare il lago e la sua stupenda valle, anche se dopo la fiction “Un passo dal cielo” il lago ha conosciuto un vero e proprio boom turistico e la pace che ricordavamo non esiste più.

La mia valigetta gialla…si c’è ancora e quando la vedo mi vengono in mente le giornate spensierate e felici trascorse in mezzo alla natura ed ai boschi allora incontaminati.

Ogni settimana una nuova “storia di valigie”!

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Un’azione nella cornice della mostra temporanea “Borse, trolley e valigie – Viaggio nella storia dei bagagli” (2021)

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