Il sacco valigia militare negli anni 70

sacco_Tibaldo

di Federico Tibaldo

Devo fare uno sforzo di memoria, perché i fatti si svolgono nell’estate del 1973, durante il mio periodo di servizio militare nella fanteria di montagna, meglio nota come “alpini”.

Ogni alpino riceveva al suo arrivo una dotazione: le divise e gli indumenti per adattarle alle diverse stagioni, ben quattro tipi di scarpe, una gavetta e una borraccia. La nostra dotazione però comprendeva anche il necessario per contenere tutto questo e altro: un grande valigione floscio con maniglione centrale, definito “sacco valigia”, uno zaino tipicamente alpino e uno zainetto tattico di piccole dimensioni. Oltre a questo corredo era consentita una borsa “borghese”, da usare durante le licenze.

Di solito, si cercava di dare una certa rigidità al “valigione floscio”, inserendo all’interno un telaietto metallico, costituito da 12 tondini che andavano collegati tra di loro con degli angoli di plastica rigida, al fine di conferire al “valigione floscio” la forma di un parallelepipedo. Il telaietto era disponibile nello spaccio militare della caserma a prezzo modico, ma non troppo.

Queste “valigie” andavano un utilizzate secondo il regolamento militare, a seconda dell’evento previsto. Quindi se si trattava dell’esercitazione di un giorno, veniva utilizzato lo zainetto tattico, dove andavano inserite sempre borraccia e gavetta. Se si trattava del “campo estivo o invernale”, una o due settimane di marcia e scalate su sentieri di alta montagna, si doveva utilizzare lo zaino alpino. Invece nei trasferimenti, come ad esempio il cambio di caserma o di distretto militare, si doveva utilizzare il corredo completo, che vale la pena di descrivere.

L’alpino che veniva trasferito di sede, caricava sulle spalle lo zaino alpino, portava su una mano il sacco valigia e sull’altra mano la borsa “borghese”, mentre lo zainetto tattico veniva riposto all’interno del valigione insieme alle cose più voluminose, quali le calzature e le divise non utilizzata (a seconda che il trasferimento avvenisse in primavera/estate o autunno/inverno).

Il mio primo trasferimento degno di nota è stato quello dalla caserma C. Battisti di Cuneo alla Caserma Reatto di Bressanone, che da anni non esiste più. Pertanto, con tutto il bagaglio appresso, viaggiai prima sul cassone di un autocarro CM, poi con tradotta militare sulle famose carrozze “Centoporte”, munite di confortevoli sedili di legno trainate da uno già storico locomotore trifase E.432 con movimento a bielle.

Durata del viaggio da Cuneo a Torino: 4 ore su tratta di 98 km, con velocità media di poco inferiore ai 25 km/h, che comunque ci consentì di ammirare il panorama dettagliatamente. Fortunatamente a Torino salimmo su un treno di epoca più recente, sempre con bagaglio appresso. Comunque dopo 14 ore complessive di viaggio, arrivammo alla caserma E. Reatto di Bressanone; dove, in tutta sincerità, l’accoglienza non fu idilliaca, ma comunque in “linea” con la tradizione militari dell’epoca.

Ma torniamo per un attimo all’elemento che dà il titolo a questo racconto, ovvero l’ormai famoso sacco valigia.

La capienza generosa del nostro valigione, mi consentì di stivarci un bel po’ di cose: visto che eravamo in piena estate, la divisa invernale, cappottone compreso, gli scarponi alpini, gli scarponcelli, le scarpe ginniche, lo zainetto tattico e non ricordo nemmeno cos’ altro.

Comunque tra lo zaino sulle spalle, la borsa personale in una mano e il valigione nell’altra, posso garantire che, l’insieme descritto, determinava un bel esercizio fisico, ma eravamo giovani e forti……

Ogni setttimana una nuova “storia di valigie”!

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Un’azione nella cornice della mostra temporanea “Borse, trolley e valigie – Viaggio nella storia dei bagagli” (2021)

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