Una valigia triste

Valigia_Lodi

di Laura Lodi

Il mio bagaglio oggi è un trolley, ma nel luglio del 1969, quando l’uomo andò sulla luna, era un baule e una valigia di cartone.

La nave Galileo Galilei salpava il 19 luglio da Sydney per arrivare a Genova il 23 Agosto. Avevo vent’anni e viaggiavo da sola.

Da allora, un susseguirsi di borse, borsoni, sacche, valige su… bus, treni, auto, barche, aerei. Ricordo un borsone acquistato alla Rinascente di Torino, dove vivevo, coloratissimo, made in India, di cotone imbottito, enorme e scomodissimo ma io, ostinata, continuavo ad usarlo perché ne adoravo i colori.  Lo usavo soprattutto per i viaggi in macchina, quando si andava in campeggio in Francia. Eravamo in tre: io, Lui e nostro figlio.

Per la gioia di mio marito, i manici decisero la sua fine.

Prima dei miei trent’anni feci una vacanza in barca a vela. Erano solo borse anonime, da palestra, quelle che usavo: da Porto San Maurizio in provincia di Imperia alle isole Porquerolles in diverse tappe, eravamo due coppie e una ragazzina con il suo babbo.

All’isola di Ponza, invece, (era la prima volta che facevo campeggio) dovevo raggiungere gli altri e da Anzio, sopra un aliscafo, viaggiavo con una valigiona azzurra dove avevo riposto anche le lenzuola da usare sopra il doppio materassino gonfiabile. Si faceva campeggio libero, la tenda a casetta era ampia e la valigiona ci stava.

Tutti a ridere naturalmente. Gli altri avevano sacchi a pelo e zaini.  Ricordo che ci stavo proprio bene fra le mie lenzuola.  Si affittava un barcone durante il giorno per approdare nelle diverse cale e spiaggette e verso le 17.30 si andava tutti da Mamma Ortensia per la consueta cena anticipata.
L’appetito e il buon vino ci riempivano di gioia e mentre Mamma Ortensia serviva la cena agli affittuari della sua pensione, noi ci accomodavamo sul terrazzo contemplando un indimenticabile tramonto. Eravamo in 14. Quando penso alla valigia azzurra tutti quei ricordi si concentrano in un sorriso gioioso.

In Australia ci sono tornata più volte, in aereo naturalmente.  Uno di questi viaggi è stato un trasferimento durato nove anni. Due miei fratelli e due nipotine vivono lì.
Durante la mia permanenza a Wollongong acquistai due valige di diverse misure da David Jones: la loro peculiarità era che avevano la scritta “Australia”.
Oggi non le ho più, ma una delle due è tornata a casa, si fa per dire, perché l’ho data a una coppia di miei amici che erano venuti a trovarmi a Bolzano, dove vivo ora.   Qualche anno fa ho acquistato un trolley nel negozio della Mandarina Duck a Bolzano.   E’ il trolley che ho ancora adesso e che ho usato negli ultimi anni. Mi ha accompagnata a Praga con il Flix bus, ad Assisi, a Gubbio, a Urbino, a La Verna con l’auto.  In treno l’ho portata con me per andare a Ferrara, Torino, Andora.  Era con me sull’aereo per Catania…e anche per l’ultimo viaggio in Australia, avvenuto  quattro anni fa.

Oggi il mio trolley è un po’ perso e spaesato, non riesco a fargli capire che tutto il mondo è bloccato e che dobbiamo avere pazienza. Spero tanto che la tristezza che mi trasmette il mio Trolley svanisca e possa riprendere ad accompagnarmi nei prossimi viaggi e che possa rifiorire come le rose…fingers crossed.

Ogni settimana una nuova “storia di valigie”!

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Un’azione nella cornice della mostra temporanea “Borse, trolley e valigie – Viaggio nella storia dei bagagli” (2021-2022)

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