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I ragazzi con la valigia

Valigia_Bagna

di Nicola Bagna

E’ il dicembre 2019 e vedo per la prima volta le Dolomiti. Una montagna sovrasta Corvara, il Sassongher. Lontana, avvolta da nubi. Solitaria soprattutto. Dall’altro lato il Col Alt. Meno ripido, più dolce a modo suo. La prima cosa che viene in mente è la neve. Ma forse ci si dimentica delle curve: per arrivare a Corvara ci sono le curve che si arrampicano, s’inerpicano, si destreggiano come un piccolo bruco che affronta una foglia. Si dondolano lisce e aspre e feroci e insicure. Sono loro il primo approccio con le Dolomiti.
Corvara è fredda e sento l’altitudine. Mi sembra di avere il fiato corto e un leggero senso di ottundimento. Cerco l’Hotel La Perla. Ho una grande valigia con me.
La valigia. Siamo i ragazzi con la valigia. Ci chiamano in diversi modi; i miei amici a casa dicono “stagionale”, mia madre dice “tu lavori a pezzi di anno”.  Nessuno però ha capito la scelta di essere “unoconlavaligia”. Ho sempre voluto lavorare nell’ospitalità e ho sempre desiderato questo lavoro. Ho fatto la mia valigia, l’ho riempita e ogni volta che un pezzo di anno è volato questa valigia è più piena.
Le montagne. Le montagne e la loro strana presenza. Mi giro attorno e vedo cime, pennacchi di neve le ricoprono, sono belle come la vita, sembrano dure e aspre come la vita stessa. Sento la gente parlare. Non capisco, è strano sentire una lingua e non comprendere nulla. Il ladino è affascinante, ha la sua storia, la sua vita e si studia e si usa quotidianamente qui nelle valli. E’ identità, vita, cultura. L’ho messo con le altre cose in valigia.
Incontro molta gente al lavoro. Molti di loro sono colleghi nelle avventure di questo strano lavoro che è l’accoglienza. Non parlo di turismo, no! Io lavoro nell’accoglienza, saluto la gente che arriva in Casa, me ne prendo cura, mi preoccupo che stiano bene davvero! Per me non sono solo turisti! Imparo tanto sia dagli ospiti, sia dalle persone che mi circondano. Ci sono storie di vita che libri interi non basterebbero a contenerle: tutte diverse, tutte matte, tutte strane, nessuna vuota. Io le metto da parte in valigia.
Le Dolomiti spesso mi spaventano, perché sento che hanno un’anima. Mi sembrano vive, non semplice pietra e capisco adesso il rispetto e l’orgoglio che chi abita queste valli ha di essere “un ladino”.
Perché se il mare è di molti, e la terra di tutti, pochi possono vantare questo rapporto con una natura così difficile e bella contemporaneamente, pochi possono vantare questo attaccamento viscerale ad una realtà che è unica e che non può fare a meno di contagiarti.
Corvara mi ha accolto come una casa nuova, a me con la mia valigia piena di pezzi di anni. Casa La Perla è una storia di vita, di una famiglia che accoglie non solo ospiti, ma anche una famiglia sterminata di collaboratori. Siamo quasi in cento e quasi tutti con la valigia. Si creano amicizie, e anche amori, matrimoni e bimbi.  Ci sono amici e amici che sono fratelli. Tutti con una valigia nel nostro alloggio. Ognuno regala un pezzetto di sé agli altri.
A distanza di un anno la mia valigia è sempre più piena e ho ancora tanto spazio.

Ogni setttimana una nuova “storia di valigie”!

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Un’azione nella cornice della mostra temporanea “Borse, trolley e valigie – Viaggio nella storia dei bagagli” (2021)

150 anni ferrovia del Brennero

Niente bande musicali, niente discorsi altisonanti né botti, l’inaugurazione della ferrovia del Brennero avvenne il 24 agosto 1867 senza alcuna cerimonio solenne: nel giugno di quell’anno era stato fucilato in Messico l’imperatore Massimiliano, fratello di Francesco Giuseppe e tutta l’Austria partecipava al lutto della corte. Dell’apertura della ferrovia del Brennero dava notizia solo una succinta inserzione nei giornali a cura della società ferroviaria.

200 morti per 125 chilometri

Nella costruzione della ferrovia trovarono impiego 20.600 operai, di cui ben 14.000 provenienti dall’Italia. Vivevano in baracche costruite lungo il tracciato. Il lavoro al quanto pesante, l’alimentazione precaria e le misure di sicurezza quasi inesistenti. Si calcola che i caduti sul lavoro per la ferrovia del Brennero siano stati circa duecento, ma non vi sono statistiche precise.

Due tornanti come attrazione

Nella costruzione della ferrovia del Brennero si rinunciò sempre, quando ciò appariva possibile, all’uso di costosi muri di contenimento e viadotti. Con appena ventidue gallerie e dieci ponti essa costò la metà della ferrovia del Semmering. Per superare i notevoli dislivelli si introdussero nei tratti più ripidi, sia a nord che a sud, due lunghi tornanti. Quello in tunnel a St. Jodok e l’altro nella val di Fleres furono salutati come veri e propri prodigi della tecnica.

Un piacere pagato a caro prezzo

Grazie ai tempi più brevi, il viaggio in treno risultava infine meno costoso di quello con la carrozza a cavalli. Tuttavia il piacere di un viaggio in treno era un privilegio soltanto per i ricchi. Una corsa semplice da Innsbruck a Bolzano costava cinque fiorini, pari alla paga settimanale di un operaio.

In viaggio dentro un uovo

La Iso di Bresso nei pressi di Milano, allora nota fabbrica di frigoriferi e motociclette, presentò nel 1953 al Salone dell’automobile di Torino un curioso veicolo a forma d’uovo: poco più lungo di una motocicletta, le ruote posteriori molto avvicinate fra loro e, per salirci o scendere, la parte anteriore compreso il volante ruotabile su un lato. Lo strano veicolo denominato Isetta, prodotto dapprima in piccole serie per il mercato italiano, ma poi con proprie varianti anche in Francia, in Brasile e più tardi anche in Inghilterra. Quando nel 1954 la BMW ne acquistò la licenza, diventò ben presto anche in Germania il simbolo della incipiente voglia di mettersi in viaggio.

L’Isetta offriva posto a due sole persone e, sopra il cofano del motore, dietro i due posti a sedere, v’era posto a malapena per una piccola valigia. Ma l’uovo a motore proteggeva dal vento e dalla pioggia, raggiungeva in pianura gli ottanta chilometri all’ora – sulle salite del Brennero peraltro solo quaranta – ed era in grado di arrivare senza problemi fino alle spiagge allora quasi deserte del Mediterraneo. E inoltre l’Isetta costava molto meno di una Volkswagen. Tuttavia già nel 1959, anno in cui cominciò la costruzione dell’Autostrada del Brennero, iniziò il rapido tramonto del modesto veicolo: ormai le migliorate condizioni di vita permettevano ai tedeschi di concedersi auto più confortevoli. Dopo averne prodotte più di centosessantamila esemplari, nel 1962 la BMW ne sospese la produzione passando a modelli sportivi di classe media. Ma a tutt’oggi l’Isetta rimane un simbolo di quegli anni Cinquanta.

Musica della nostra collezione storica

Gentilissimi Amici….Buongiorno!

Oggi vi presentiamo un meraviglioso gioiellino storico: “Il grammofono Columbia Viva Tonal Grafonola nr. 201” datato 1930 c.ca.

7 kg di peso, contenuto in una valigetta e dotato di numerosi dischi d’epoca, pubblichiamo 30” di un prezioso tema musicale: “Harry Lime” di Anton Karas, composto per il film “Il terzo uomo”….

Harry Lime

…A tutti voi…Buon ascolto….

di Sandra Soffiatti