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Il fantasioso plastico di una maestosa leggenda

Buongiorno followers…

Oggi, desideriamo presentarvi una simpatica novità! Per chi ha visitato il

nostro museo si tratterà di un “gradito rimembrar dell’avvenuta visita”, per chi, invece, non l’ha ancora visto, ecco a voi il fantasioso modellino, di una minuscola parte interna, dello storico “Grand Hotel Carezza”.  Una struttura che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia internazionale del turismo durante la Belle Epoque, in area alpina, edificato ai piedi del Catinaccio e del Latemar. Con le sue 350 camere, per un totale di 500 posti letto e pregiati arredi, ha firmato un’epoca con la sua incantevole maestosità ed i suoi ospiti illustri, tra i quali, ricordiamo: W. Churchill, l’imperatrice d’Austria Sissi ed Agatha Christie. Un delizioso modellino che incuriosisce adulti e bambini, grazie anche al simpatico ascensore perfettamente funzionante e che attenderà ciascuno di voi, alla nostra prossima apertura, per essere riattivato dalla pausa invernale. Ricordiamo a tutti i visitatori che il nostro museo dispone, nel medesimo locale, di una deliziosa riproduzione in scala del Grand Hotel, con relative figure professionali di rappresentanza turistico-alberghiera.

Vi postiamo, con piacere, anche le foto ingrandite di alcune delle graziose stanze del plastico in oggetto che tanto piacciono ai nostri piccoli visitatori..

In attesa di rivedervi o di conoscervi (per chi ci visiterà per la prima volta) all’imminente apertura stagionale 2019…vi stuzzichiamo la curiosità, proponendovi un pezzo estroso di un’indimenticabile Hotel, divenuto “leggenda” del settore alberghiero.

…Vi aspettiamo numerosi dal 1. Aprile 2019…

 

Sandra Soffiatti

In viaggio dentro un uovo

La Iso di Bresso nei pressi di Milano, allora nota fabbrica di frigoriferi e motociclette, presentò nel 1953 al Salone dell’automobile di Torino un curioso veicolo a forma d’uovo: poco più lungo di una motocicletta, le ruote posteriori molto avvicinate fra loro e, per salirci o scendere, la parte anteriore compreso il volante ruotabile su un lato. Lo strano veicolo denominato Isetta, prodotto dapprima in piccole serie per il mercato italiano, ma poi con proprie varianti anche in Francia, in Brasile e più tardi anche in Inghilterra. Quando nel 1954 la BMW ne acquistò la licenza, diventò ben presto anche in Germania il simbolo della incipiente voglia di mettersi in viaggio.

L’Isetta offriva posto a due sole persone e, sopra il cofano del motore, dietro i due posti a sedere, v’era posto a malapena per una piccola valigia. Ma l’uovo a motore proteggeva dal vento e dalla pioggia, raggiungeva in pianura gli ottanta chilometri all’ora – sulle salite del Brennero peraltro solo quaranta – ed era in grado di arrivare senza problemi fino alle spiagge allora quasi deserte del Mediterraneo. E inoltre l’Isetta costava molto meno di una Volkswagen. Tuttavia già nel 1959, anno in cui cominciò la costruzione dell’Autostrada del Brennero, iniziò il rapido tramonto del modesto veicolo: ormai le migliorate condizioni di vita permettevano ai tedeschi di concedersi auto più confortevoli. Dopo averne prodotte più di centosessantamila esemplari, nel 1962 la BMW ne sospese la produzione passando a modelli sportivi di classe media. Ma a tutt’oggi l’Isetta rimane un simbolo di quegli anni Cinquanta.

Il WC in viaggio

Se il viaggio è il momento in cui si tenta di lasciarsi alle spalle gli aspetti più sgradevoli della quotidianità, il rapporto con il WC è l’unica cosa a cui non possiamo sottrarci neppure per brevi periodi. Come la stessa arte di viaggiare, anche il “pensatoio” ha subito radicali trasformazioni nel corso dei secoli.

bild03Fu inizialmente la cosiddetta “sedia comoda”, o semplicemente “comoda”, a dare un tocco di comfort all’espletazione dei bisogni della nobiltà Settecentesca. Alcuni esemplari erano richiudibili e trasportabili e consentivano ai nobili viaggiatori di ritrovare il consueto lusso anche durante il tragitto. La reale funzione di questo pezzo di mobilio era spesso discretamente mascherata da forme stravaganti. Quello che non si poteva mascherare era l’odore che emanava dalle comode, cui si tentava di porre rimedio riempiendo i vasi di acqua.

All’inizio dell’Ottocento, quando già il comfort della luce elettrica in tutte le camere e nelle sale da fumo e da ballo, nonché la presenza dell’ascensore erano dotazioni standard dei maggiori alberghi, i Grand Hotel cominciarono ad apparire bild01le prime toilette ai piani. Avere un bagno privato in camera non era ancora considerato una necessità. Ospiti illustri dell’Hotel Lago di Carezza, come Arthur Schnitzler o Agatha Christie, hanno utilizzato lo stesso bagno almeno fino agli anni Venti del Novecento. Un albergo particolarmente all’avanguardia fu il Grand Hotel Penegal, sulla Mendola, che offriva agli ospiti delle sue 200 camere un bagno privato già prima del 1910.

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Grande protagonista della quotidianità del viaggio fu per molto tempo il vaso da notte. Quando gli alberghi erano ancora scarsamente dotati di impianti igienici, gli ospiti provvedevano ai loro bisogni in queste ciotole, che venivano collocate nel comodino e svuotate la mattina successiva dal personale dell’albergo.

Lo stato delle toilette in molti piccoli hotel altoatesini è rimasto a lungo inalterato. Nel 1972 l’amministrazione provinciale emanò una legge specifica per sostenere la costruzione di impianti sanitari e il raggiungimento di nuovi standard di comodità fu sostenuto nel 1978 dalla campagna pubblicitaria “Südtirol – fließend Deutsch und warmes Wasser” (“Alto Adige – abbiamo acqua corrente e parliamo correntemente 4098340il tedesco”). Con l’introduzione della classificazione delle strutture ricettive negli anni Ottanta, la presenza del bagno in camera fu assunta come importante criterio di valutazione e in breve divenne uno standard.

Evelyn Reso

Nient’altro che uva

Il tempo dell’uva è cominciato. A Merano il consumo d’uva ha una lunga storia turistica.

trinkkurwandelhallemeranunapodzimpdf„La cura dell’uva fa bene a chi soffre di stitichezza, di irregolarità biliari, di congestioni del fegato e della milza, di pletora del basso ventre o nei casi di dolori agli occhi e agli orecchi, di emottisi o di ostruzione mucosa…“*

L’assunzione del prodotto iniziava già di primo mattino, accompagnata da moderato movimento. La dose giornaliera doveva poi essere aumentata progressivamente fino a tre chili, preferibilmente evitando di consumare altri pasti.s25c-416082911130-2

„Si comincia con un grappolo, succhiando il succo degli acini senza ingerire troppa aria ed eliminando per quanto possibile buccia e semi“.*

Lungo le passeggiate venivano consegnati all’ospite dei sacchetti di carta con l’esortazione a non sputare i resti delle bucce d’uva per terra.

Inizialmente (1838) la cura consisteva nel mangiare acini di uva bianca direttamente nei campi; successivamente si impose grazie alla sottigliezza della sua buccia l’uva Schiava nobile, la quale a partire dall’anno 1851 veniva distribuita nel nuovo „Casino di Cura“ /Cursaal. “

*Guida di Merano 1837

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Un antico e curioso personaggio altoatesino

Buongiorno Amici del blog del Touriseum!

4081889Oggi desideriamo presentarvi una simpatica curiositá che abbiamo estrapolato dalla nostra cospicua collezione d’archivio: Una cartolina riproducente un disegno di Albert Stolz inerente il „Saltner“ o „Saltaro“. Molti di voi avranno avuto l’occasione, passeggiando sulla Promenade di Merano, all’altezza del Kurhaus, di ammirare la splendida siepe artistica raffigurante il volto del Saltaro.

Ma chi era questa curiosa figura?

Ebbene, il Saltaro era un’antica figura folcloristica assunta nelle comunitá rurali altoatesine. Noto anche come „guardiano delle vigne“, il suo compito era quello di sovraintendere il controllo dei boschi e delle vigne, intervenendo contro ladri o animali, evitando furti di frutta o assalti degli uccellini richiamati dal dolce sapore dell’uva matura.

Come noterete, indossava un tipico costume costituito da un cappello fatto di piume d’uccello, code di volpe e di scoiattolo. Al collo, sovente, una o piu’ collane tipicamente create con ossa di animali, o veri e propri denti, quali ad es. quelli di maiale. In mano, un’arma da punta, verosimilmente un’alabarda.

Cari Amici di ogni dove, vi auguriamo splendide giornate e vi attendiamo sempre numerosi al TOURISEUM.

Sandra Soffiatti

Una nuova donazione interessante

 

Buongiorno Amici del Blog….

Oggi, vi presentiamo un delizioso ed interessante regalo ricevuto dal Signor: Hans Kolarczyk. Si tratta di una raccolta “Touring” datata: dal 1954 al 1966.

Touring

Sfogliando le vetuste pagine, si possono scoprire svariate e curiose notizie inerenti non solo il settore turistico ma anche naturalistico e commerciale. All’interno dei fascicoli mensili è possibile trovare argomenti di cultura, ma anche temi appassionanti e di particolare interesse tecnico, quali: “Il turismo scolastico”; “La circolazione e la strada”; “Il turismo nautico”; “Il campeggio”; “Il villaggio alpino”; “La prudenza sulle strade”; “Scuola di sci e metodi d’insegnamento”; “Campeggio: fra la tenda e la carovana, il bivacco in vettura”; “Le Alpi”; “L’evoluzione dei ciclomotori”; “Stagioni d’arte in Italia”; “Fotografia: le riprese a colori”; “Montagna: l’equipaggiamento”; “Elogio della roulotte”; “L’importanza dei segnali stradali”… Non mancano, inoltre, le pagine diversive e d’interesse ludico, come i concorsi a premi inerenti, ad es. la fotografia o la “prudenza su strada”…

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di Sandra Soffiatti

Bentornati!

Attenzione: il Touriseum parte con una nuova azione!
Per il nostro decimo anniversario voremmo una volta tanto mettere al centro dell’attenzione il visitatore, ovvero, il turista in sé. Negli ultimi anni tante persone da vicino e lontano hanno visitato il nostro museo ed hanno potuto portare a casa un sacco di impressioni. Ma non solo.
Qual’è l’accessorio ormai più tipico del turista moderno? Giusto, la sua fotocamera.
Ognuno di noi vuole scattare il più foto possibile per avere una memoria materiale una volta rincasato. Siamo sicuri che negli ultimi dieci anni sono state fatte un sacco di foto da parte dei nostri visitatori e sono proprio quelle che stiamo cercando ora. [singlepic id=106 w=320 h=240 float=]
Avete una vostra foto all’interno/fuori/con del/il Touriseum? Si? Perchè non ce la mandate?
Con l’azione “Bentornati” vorremmo dare più spazio ai nostri visitatori creando un grande fotomontaggio con le VOSTRE foto all’ingresso del nostro museo. Cosi per la prima volta potete far parte di un museo!
Ci potete mandare le Vostre foto al nostro indirizzo e-mail a touri@touriseum.it o pubblicarle nella nostra bacheca di facebook (oppure in casella postale).

Noi del Touriseum siamo già molto curiosi delle tante impressioni!